Più dura, meglio è.

5 domande fondamentali per proteggere una facciata.

Tenere le facciate degli edifici pulite e asciutte è un aspetto spesso trascurato, che con il tempo e le intemperie porta al degrado estetico e funzionale dell’edificio, facendo perdere di valore la costruzione.

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Esistono vari prodotti sul mercato che possono aiutarci, in particolare la categoria degli idrorepellenti, ma come al solito prima di applicare un qualsiasi prodotto è bene valutare tutti gli aspetti globalmente e preparare una strategia di intervento. Ecco alcune domande che sarebbe bene farsi prima di procedere.

1. Da dove viene l’umidità?

L’acqua e l’umidità sono sicuramente i primi nemici da combattere, perchè creano un ambiente favorevole alla proliferazione di muffe e batteri. Oltre all’acqua piovana che incide direttamente sulla nostra facciata, potremmo rilevare almeno altre 3 vie di ingresso: l’umidità di risalita capillare dal terreno o dalle fondazioni, l’acqua che viene percolata da tetti, scarichi o tubi rotti e infine la pressione di vapore acqueo che proviene dall’interno dell’edificio stesso. Trattare una facciata senza aver prima individuato e risolto questi altri apporti di acqua, non solo non serve a molto ma può risultare addirittura controproducente: l’acqua all’interno del muro trasporterà i sali presenti nei materiali causando efflorescenze e distacchi.

2. Che materiale sto trattando?

Anche se apparentemente esistono dei prodotti universali, tuttavia le strategie di protezione dell’intonaco sono diverse da quelle dei mattoni, della pietra o del calcestruzzo. Nel caso di muri in pietra o in mattoni ad esempio, la presenza di fughe o di malte di allettamento può influire notevolmente sul risultato finale.

Nel caso degli intonaci si potrebbero utilizzare delle pitture, per esempio quelle al silicato di potassio oppure silossaniche, che sono già protettive e in alcuni casi idrorepellenti. Nel caso del calcestruzzo, sarebbe opportuno un trattamento minerale permanente, come per esempio Vetrofluid.

Anche la pulizia preliminare va fatta in modo differente, e mi raccomando: mai usare l’idropulitrice! (vedi questo articolo)

3. Quanto durerà il mio trattamento?

Ritengo che questa sia la domanda fondamentale. Dopo tanto sforzo per pulire, preparare, trattare la facciata magari con l’ausilio di ponteggi o trabattelli, applicare un prodotto che dura appena 2-3 primavere potrebbe essere molto frustrante. Come fare allora per scegliere il prodotto giusto?

Cominciamo con capire il principio di funzionamento dei prodotti idrorepellenti. Quando un liquido incontra un materiale solido, può avere la tendenza a bagnarlo facilmente (come nel caso della pioggia sui mattoni) oppure potrebbe comportarsi in modo opposto, come nel caso tipico del mercurio. Questo comportamento è determinato dall’angolo di bagnabilità, il cui valore cambia in funzione del tipo di solido e del tipo di liquido: ad esempio l’acqua sul teflon si comporta come il mercurio.

La funzione degli idrorepellenti è proprio quella di modificare l’angolo di contatto dell’acqua sui materiali da costruzione, in modo che essa venga respinta invece di bagnare il supporto.

Esempio di come un idrorepellente modifica l'angolo di contatto

Esempio di come un idrorepellente modifica l’angolo di contatto

La durabilità di questo effetto è inversamente proporzionale all’usura della superficie: nel tempo le intemperie intaccano il trattamento idrorepellente, sia a causa dei raggi UV che deteriorano i materiali organici che a causa dell’azione delle piogge e del vento.

Per aumentare la durabilità del trattamento protettivo posso scegliere due strade: o aumento lo spessore e la resistenza del film che applico in facciata, oppure faccio in modo che il mio protettivo impregni in profondità il supporto, per estendere l’effetto alcuni millimetri dentro al muro. Più il protettivo penetra, più la protezione dura nel tempo.

4. Che effetto estetico voglio ottenere?

Nella maggior parte dei casi è preferibile lasciare inalterato l’aspetto naturale della facciata, va quindi scelto un protettivo perfettamente trasparente, invisibile e che non ingiallisca nel tempo. In altre situazioni il muro potrebbe essere così deteriorato da preferire la ricostruzione con una rasatura, magari scegliendone una autopulente come Ercole Ecoactive.

Consiglio vivamente di testare sempre l’effetto estetico su una piccola area test prima di procedere con l’intero trattamento.

5. E’ importante mantenere il muro traspirante?

All’interno della facciata, in particolar modo se sto trattando un muro dopo qualche anno, ci sarà  un contenuto residuo di umidità. Applicando un protettivo andrò sicuramente ad alterare l’equilibrio igrometrico, perchè verrà ridotto in modo significativo il contributo esterno della pioggia. Questo è un fatto molto positivo, anche dal punto di vista termico: scaldare un muro asciutto richiede molta meno energia che scaldare un muro umido, perciò l’applicazione di un protettivo porta quasi sempre anche ad un risparmio energetico. L’umidità residua all’interno del muro ha bisogno però di uscire sotto forma di vapore acqueo, ed è quindi molto importante scegliere un protettivo traspirante.

Per concludere: il prodotto deve essere di lunga durata, impregnare in profondità il supporto e traspirante. Meglio se anche ecologico. Se siete curiosi date un’occhiata a Brickcover.

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