Qualche millimetro in più… fa sempre comodo!

Rivestire a basso spessore non è da tutti. Richiede competenza sia nella valutazione e preparazione del fondo sia nella scelta dei materiali e del ciclo adatto.

Sappiamo che quando si riveste una pavimentazione in calcestruzzo le maggiori insidie si annidano nel sottofondo, o meglio in quello che dal sottofondo può affiorare a causa della risalita capillare. Sappiamo che l’acqua da sola non è mai un problema, ma lo sono i sali e le sostanze organiche che disciolti in acqua vengono trasportati verso la superficie e si infilano fra il pavimento di calcestruzzo e il suo rivestimento, facendo sbollare/delaminare/abradere lo strato superficiale.

Per questo va posta particolare cura nella sgrassatura, nell’impermeabilizzazione e nel consolidamento del fondo in cemento prima di rivestire, qualsiasi sia il prodotto scelto (microcemento, resina, linoleum, parquet, gomma, cemento a basso spessore, ecc…).

E le insidie che vengono da sopra? Di sicuro un buon rivestimento di qualità non dovrebbe temere pioggia né olio motore; tuttavia è bene analizzare alcune possibili condizioni limite.

E’ il caso delle piscine, ad esempio, dove la pressione dell’acqua è decisamente superiore a quella esercitata dalla sola pioggia, oppure quello dei parcheggi dove può sostare la neve per alcuni mesi all’anno (come per le nevicate record nell’inverno del 2012 – perfino a Rimini) magari aggravata dai sali disgelanti, oppure ancora l’autolavaggio dove quotidianamente vengono utilizzati saponi, tensioattivi, cere e altro.

Orbene, in tutti questi casi è essenziale che il rivestimento sia continuo e perfettamente impermeabile, pena l’ira funesta dei nostri clienti.

Nella piscina l’acqua clorata o salata può attraversare uno strato sottile di rivestimento grazie alla pressione idrostatica, per effetto “osmotico”. Per questo è necessario assicurare uno spessore minimo che possa scongiurare questo pericolo. Nel caso dei prodotti cementizi o polimero-cementizi è consigliabile uno strato di almeno 6-7 kg per metro quadrato di superficie.

Il caso della neve è subdolo: da un lato può tenere costantemente bagnato il rivestimento esponendolo ai pericoli del gelo/disgelo, dall’altro facilmente accumula il sale sparso durante l’inverno per contrastare il ghiaccio. Anche se non utilizzato direttamente sulla superficie interessata, il sale spesso viene raccolto dalle ruote dei veicoli nelle strade e autostrade e portato pericolosamente vicino o sopra il nostro rivestimento. Anche in questo caso uno spessore di qualche millimetro in più e soprattutto l’utilizzo di un buon sealer nelle giuste proporzioni può scongiurare il pericolo di danneggiamento.

Particolare attenzione va posta ai giunti di costruzione e di dilatazione e più in generale a tutti i punti in cui l’acqua salata può facilmente infiltrarsi la pavimentazione e penetrare fra calcestruzzo e strato di rivestimento.

Il caso degli autolavaggi infine è simile a quello della neve, per il fatto che il fondo è costantemente bagnato di acqua “contaminata”. Il rischio ulteriore qui è quello di sottostimare i tempi di maturazione e reticolazione dei prodotti, mettendo la struttura in servizio prima del tempo.

Anche in questo caso qualche millimetro in più e un buon sealer possono togliere ogni pensiero.

E tu, che caso limite hai?

 

Autolavaggio_Audi (3)

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